Ho bisogno di denaro subito: ecco come fare

Nei periodi poco brillanti dal punto di vista economico, di una persona o anche di un’intera nazione, ci si aspetterebbe che il contesto nel quale si vive sia in grado di fornire delle risposte chiare, valide ed in tempi brevi. Tuttavia soprattutto nell’ambito finanziario la situazione vede un certo sbilanciamento tra il potere negoziale di chi si trova sul lato della domanda e chi da quello dell’offerta. Una situazione ben nota oggi, in un periodo di perdurante crisi economica, dove molte persone hanno bisogno di soldi urgentemente.

Le banche offrono le soluzioni?

Il rapporto tra le banche e gli utenti si è sempre più scollato negli anni, il che ha portato ad un allontanamento ed a una discrasia tra la domanda e l’offerta. Ciò diventa abbastanza evidente nel momento in cui ci si presenta ad una banca presso cui si è correntisti da diverso tempo, ma alla richiesta “Ho bisogno di soldi subito, come faccio?” si ottengono risposte negative o attendiste.

Ciò è dovuto il più delle volte al fatto che le logiche finanziarie non assecondano per loro natura le reali necessità, ma seguono criteri propri resi ancora più farraginosi dalle politiche di concessione del credito decise dagli appositi uffici dei vari istituti di credito. In queste condizioni quindi quali possono essere le soluzioni reali? Vediamo insieme alcune alternative.

Prestiti tra privati e pegno

Se la necessità di liquidità è realmente urgente (ad esempio andrebbe soddisfatta oggi stesso), le possibili strade sono principalmente due:

  1. chiedere soldi a persone di fiducia (Prestito tra privati), firmando una scrittura privata e delle cambiali, così da essere al sicuro da brutte sorprese e dalle indagini del fisco;
  2. sfruttare il prestito su pegno (vedi anche Credito su pegno).

Nel primo caso ribadiamo la necessità di rivolgersi a persone di fiducia oppure a strutture riconosciute e referenziate (in primis dalla Banca d’Italia) in modo da mettersi al sicuro da brutte sorprese (e in alcuni casi persino dalle truffe) in un momento in cui si è normalmente privi della lucidità necessaria per fare le proprie scelte in modo adeguato.

Prestito su pegno

In quest’ultimo caso, se si mette a disposizione un bene di facile valutazione come oro puro, argento, ecc, si ha la possibilità di ottenere rapidamente dei contanti (il discorso cambia nel caso di quadri, gioielli che vanno sottoposti a valutazione eseguita da professionisti). Rispetto alla vendita vera e propria rimane la possibilità di tornarne in possesso ripagando il prezzo più gli interessi pattuiti.

Ovviamente il controvalore reale del bene valutato non coincide esattamente con la somma che verrà data in contanti al proprietario. Si tratta di soluzioni a breve termine visto che generalmente siamo davanti a 3 mesi, 6 mesi o al massimo un anno per la restituzione della somma in modo da ritornare in possesso del bene dato in pegno. Se si può sfruttare il rinnovo della custodia, si deve comunque avere la somma corrispondente agli interessi e diritti di custodia in scadenza. Se si arriva alla scadenza e non si hanno i soldi per pagare gli interessi o riscattare il bene, si perde la sua proprietà e l’oggetto viene messo all’asta.

Attenzione: In caso d’urgenza e serie difficoltà è anche possibile chiedere alla propria diocesi se si rientra nell’ipotesi che dà accesso al Prestito della Speranza.

Fido e prevalutazione

Il detto “la prudenza non è mai troppa” è utile a tutti, ma lo è ancora di più per prevenire una situazione di squilibrio finanziario al momento non certo e nemmeno preventivabile. Per giocare in anticipo e prevenire perciò eventuali problemi economici le possibilità sono fondamentalmente tre:

Attivare un fido bancario

Si tratta di una soluzione abbastanza economica visto che gli interessi vengono calcolati solo in caso si ‘sconfinamento’. Le spese e i costi da sostenere fin da subito possono essere invece le commissioni di messa a disposizione del fido (che vengono calcolate nelle competenze trimestrali). Detto questo alcune banche, soprattutto sui conti on line, possono non prevederne l’applicazione (all’11 ottobre 2018 vediamo ad esempio il fido Ing Direct).

Chiedere un credito revolving

In questo caso si attiva una linea di credito, che crea una riserva di liquidità sempre disponibile. Quando si ha bisogno di una parte della somma (o anche tutta), basta fare una semplice richiesta e la somma viene trasferita sul conto del richiedente e fatto partire il piano di rimborso. Le condizioni si conoscono a monte e mano a mano che si restituisce la somma si ripristina anche la linea di credito. Tra le realtà che offrono un servizio di questo tipo troviamo ad esempio Cofidis. Ovviamente alla pari di un classico finanziamento bisogna essere valutati come soggetti finanziabili. Anche con il credito ricaricabile si è infatti soggetti ad un’istruttoria da parte dell’istituto di credito a cui seguirà l’eventuale delibera per la concessione di una determinata disponibilità.

La prevalutazione

Si tratta di veri e propri prestiti che vengono accordati, previa valutazione come un qualsiasi altro finanziamento. Poi si possono verificare due situazioni (come ad esempio nel caso di Unicredit all’11 ottobre 2018):

  • concessione di un prestito che rimane “dormiente” fino a quando non lo si utilizza (simile alla soluzione precedente, ma senza ripristino della linea di credito);
  • ottenimento una sorta di voucher che costituisce, entro un intervallo di tempo predefinito (solitamente 6 mesi), il diritto a richiedere il finanziamento. In quest’ottica il fatto che la situazione reddituale e personale sia stata valutata positivamente fa si che la banca impieghi tempi minimi per concedere la somma richiesta.

Social lending e Crowdfunding: il limite del tempo

Queste due metodologie, che hanno creato un altro canale di accesso al credito, parallelo a quello di banche e finanziarie, sono entrambi validi ma hanno due limiti:

  1. il primo è inerente al fattore “tempo” perché bisogna attendere che la richiesta prima sia valutata positivamente dal team preposto del sito al quale ci si rivolge, e poi che i potenziali finanziatori aderiscano alla richiesta (nella maggioranza dei casi si deve raggiungere anche l’importo obiettivo perché il tutto vada a buon fine);
  2. il secondo è legato all’interesse che i potenziali finanziatori possono avere nei confronti di un progetto (vedi anche Come funziona Eppela) che, in molti casi, esula dalla reale ‘bontà’ dell’idea stessa riferendosi in primis alla visibilità offerta dallo stesso sito (in quest’ottica piattaforme di tipo “social” vere e proprie, al giorno d’oggi sono ancora poche).

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