Prestito per pensionati anche protestati: qual è il più conveniente?

Coloro che richiedono un prestito devono possedere dei requisiti oggettivi (come quelli reddituali) ed altri soggettivi che variano in base alle varie forme di finanziamento, alla durata del piano di rimborso ed alle somme finanziabili.

Tra questi requisiti la voce dell’età anagrafica è quella che pesa in modo maggiore. Fino a non molto tempo fa infatti, i pensionati erano fortemente penalizzati, dato che le banche permettevano di accedere al prestito solo a coloro che non avessero superato una certa età (in media i 70 anni) per un’età massima alla fine del finanziamento di 75 anni.

Tra le poche eccezioni c’era il prestito Inpdap (ora Inps ex gestione Inpdap dopo l’avvenuto accorpamento dell’ete previdenziale dedicato al settore pubblico), il quale si spingeva come età massima (al termine del prestito) fino ai 90 anni.

Il limite dell’età massima: come va considerata?

Ogni banca e ogni finanziaria ha la libertà di scelta di definire l’età massima finanziabile. Questo perché l’anzianità viene considerata un fattore di rischio crescente (infatti con l’aumentare dell’età salgono anche i tassi di interesse applicati). Ma da qualche anno, grazie alla formula della cessione del quinto (che è assistita da apposita assicurazione obbligatoria) questo limite è stato spostato più avanti. Per cui le banche che ne prevedono l’erogazione, anche se a volte con alcune restrizioni per categoria di pensionati, hanno alzato l’età fino a 90 anni.

Bisogna sempre ricordarsi però che l’età massima indicata serve per individuare l’età che al massimo si potrà avere, nel caso in cui venisse concesso il prestito alla scadenza del finanziamento. Questo significa che, tornando all’ipotesi della cessione del quinto, che normalmente prevede una durata minima di 24 mesi, ad esempio, per il limite di età di 90 anni, al massimo bisognerà averne 88 per poter accedere al rimborso di durata minima pari a due anni. Se invece fosse previsto il limite di 75 anni, l’ultima età accettata sarà di 73 anni, non potendo comunque eccedere i 24 mesi di rimborso.

Prestiti Inpdap per i propri pensionati

Le agevolazioni per lavoratori pubblici e statali non termina con l’aumentare dell’età e la fine del periodo lavorativo. L’Inpdap, infatti, prevede l’erogazione dei suoi prestiti in modo diretto fino al raggiungimento dei 90 anni di età al momento del termine del prestito, sia per il piccolo prestito che per i prestiti pluriennali. Rispetto ai dipendenti la sola eccezione si ha per le somme calcolate al netto della quota cedibile, anche nel caso di erogazione del piccolo prestito a pensionati.

Tuttavia, per poter accedere a queste forme di finanziamento agevolato, bisogna sempre essere iscritti nella gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali. Non è sufficiente aver aderito e contribuito durante il periodo di attività lavorativa, ma al momento di andare in pensione bisogna confermare la volontà di iscriversi al fondo da “pensionato” e proseguire nel pagamento della quota di contributo prevista. Ovviamente si ha una piccola agevolazione, visto che la quota di contribuzione si dimezza, passando da circa il 3% all’1,5%.

Per quanto riguarda la convenienza con l’avanzare dell’età c’è un peggioramento del “costo complessivo” del prestito, a causo della quota da versare al Fondo rischi, che aumenta, dopo i 63 anni, in modo quasi esponenziale. Quindi se a un lavoratore risulterà quasi sempre conveniente richiedere i prestiti Inpdap, per un pensionato la valutazione va fatta confrontando le condizioni proposte con cessioni del quinto convenzionate Inps.

Prestiti personali pensionati fino a 90 anni non Inpdap: difficile ma non impossibile

Numerose banche hanno stipulato nell’autunno del 2013 una convenzione con l’Inps per estendere l’accesso alla cessione del quinto della pensione, a condizioni agevolate, a varie categorie di pensionati, con conseguente aumento, almeno in alcuni casi, dell’età massima di accesso.

Questa convenzione non garantisce un trattamento univoco, ma ogni banca e ogni finanziaria aderente è libera di proporre le condizioni che ritiene più adatte alla categoria dei pensionati, ma con l’impegno di offrire condizioni generali (che possono riguardare non i tassi quanto le spese accessorie collegate, il costo della componente assicurativa obbligatoria, ecc) più convenienti rispetto a quelle che vengono offerte ad altre categorie.

Tra le banche più attive a riguardo troviamo: Unicredit, Intesa SanPaolo, e Bnl Bnp Paribas (anche grazie alla loro distribuzione sul territorio). Nello specifico:

  • Unicredit Banca prevede il prestito per pensionati Cessione del quinto della Pensione ‘Prestito Pensione Quinto Più’, che prevede un’età massima alla scadenza del piano di ammortamento pari a 80 anni, con età massima per l’accesso fissata a 78 anni (con rimborso a 24 mesi). Recentemente nel processo di riorganizzazione aziendale questo prodotto è stato modificato, sia nell’importo che nelle condizioni applicate, ma soprattutto per le modalità di richiesta e concessione che devono passare attraverso la figura del My Agents, con il vantaggio della consulenza senza alcun costo aggiuntivo;
  • Intesa Sanpaolo invece propone il prestito Pensionati Inps, che prevede come età massima di accesso 83 anni con un età massima alla scadenza di 85 anni (con piano di rimborso da 24 mesi);
  • Bnl Bnp Paribas, con il Prestito Bnl Pensione Dinamica, al momento propone l’offerta più elastica per l’accesso al prestito personale per i pensionati, dato che alla scadenza i pensionati potranno avere fino a 90 anni.

Il prestito o mutuo vitalizio

Al di là della cessione del quinto, le possibilità di poter ottenere la somma di cui si ha bisogno, senza dover rinunciare a una buona fetta della pensione non sono molte. Per questa ragione è stata rivista e regolamentata la normativa che inquadra il prestito vitalizio, al fine di renderlo meno “oneroso” per gli eredi.

Questa forma di finanziamento necessita della proprietà di un immobile (in caso di co-titolarietà bisogna avere la maggioranza della proprietà), e prevede che il pensionato richieda un mutuo che non prevede il pagamento degli interessi in capo al richiedente, a meno che non sia sua scelta provvedere al rimborso.

Infatti questa formula è nata per permettere a un pensionato di ottenere un prestito di importo elevato, senza rinunciare alla parte della pensione per il rimborso. Sarà poi compito degli eredi decidere se restituire capitale più interessi alla banca oppure se lasciare che l’immobile passi alla banca che lo venderà per rivalersi della somma che vanta come credito.

Visto il funzionamento molto particolare, le banche pongono dei limiti che sono:

  • coinvolgere gli eredi nel processo decisionale per la stipula del mutuo (almeno perché tutte le parti siano informate delle conseguenze sul piano dei costi);
  • percentuali di LTV abbastanza basse (al massimo pari al 50% dell’importo del valore dell’immobile risultante dalla perizia);
  • tassi di interesse elevati.

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