Investire nell’ elicicoltura: come richiedere finanziamenti a fondo perduto

La necessità di spingere verso un’economia che poggi su fondamenta di tipo eco-sostenibile, sta promuovendo un ritorno innegabile ‘alla terra’. Tra le “colture” e gli allevamenti destinati ad ottenere gli incentivi in modo più costante nel prossimo futuro troviamo quello delle lumache (visto il loro utilizzo anche nella cosmesi oltre che nell’ambito alimentare).

Per questo coloro che sono alla ricerca di un sostegno per avviare un’attività legata all’ elicicoltura, riusciranno quasi sempre a trovare finanziamenti, in parte proposti privatamente dalle grandi banche (in Sicilia Unicredit si è mostrata molto ben disposta nei confronti di questo settore), ma soprattutto provenienti dai fondi europei (vedi anche Finanziamenti europei).

Come accedere ai fondi?

Per l’ elicicoltura i finanziamenti “europei” sono già stati programmati e stanziati per l’intero periodo che va dal 2014 al 2020. Dalla metà del 2015, ma soprattutto con l’inizio del 2016 ci sono stati i primi bandi di assegnazione che le varie Regioni hanno cominciato a mettere in campo. A riguardo si incontra il limite dell’autonomia con cui le varie Regioni stanziano i fondi e stabiliscono le condizioni e i requisiti di accesso (quindi ci si deve informare presso la propria zona di riferimento).

Allo stato attuale poche Regioni hanno approvato delle vere e proprie leggi in materia (come il caso del Veneto), poi vi sono quelle che vantano una tradizione decennale (come il Piemonte con l’Istituto Nazionale di Elicicoltura con sede a Cuneo), e quelle che invece evidenziano un forte legame con tutte le risorse provenienti dall’agricoltura (come Puglia, Sicilia e Calabria) dove le giunte si sono attivate in tempi tutto sommato ragionevoli nelle approvazioni dei bandi di assegnazione.

Al di là quindi delle varie differenze inevitabili, il punto fermo di questo genere di finanziamento è dato dal fatto che si punta su prestiti a fondo perduto non al 100%, ma con percentuali comunque interessanti, che arrivano, e in taluni casi superano, il 60% (agevolando soprattutto i più giovani).

A chi chiedere informazioni?

Trattandosi di un settore non nuovo, ma che negli ultimi anni vanta una fiammata di interesse, il principale interlocutore (anche per conoscere le dimensioni del terreno, la tipologia delle strutture, ecc) rimane la Coldiretti. A livello locale non sempre si trovano persone preparate, ma a livello nazionale ci sono esperti che contribuiscono anche tramite convegni, incontri, ecc.


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