Aprire un bar: come si fa e quanto costa?

Attualmente sono previste due tipologie di finanziamenti destinati all’apertura di un’attività (soprattutto di media o piccola dimensione), ovvero i finanziamenti a fondo perduto erogati tramite bandi regionali (ma si tratta di fondi di provenienza europea), e quelli sotto forma di microcredito, erogati tramite accordi agevolati con banche e società finanziarie. Se si sta cercando di ‘vedere’ come aprire un bar e si è preoccupati per la parte legata alla sfera “economica”, si possono quindi mettere tranquillamente da parte le proprie riserve, dal momento che entrambe le tipologie di prestiti succitati si prestano a questo impiego e sono, quasi sempre, facilmente reperibili e soprattutto accessibili (con ulteriori agevolazioni nel caso in cui si tratti di giovani o donne).

Che cosa serve per aprire un bar?

Con l’eliminazione delle licenze rilasciate dai comuni o acquistate da precedenti titolari, oggi si possono aprire bar ovunque si voglia (nel rispetto delle limitazioni imposte nelle città d’arte, come Roma, Venezia, Firenze, in Italia, molto simili a quelle imposte anche nelle principali capitali europee come Parigi e Londra). Non si devono più rispettare le distanze da un altro esercizio simile, e le condizioni “strutturali” (ovvero metri quadri richiesti, servizi obbligatori, ecc) sono poco stringenti. Quindi bisogna adempiere a degli obblighi di natura esclusivamente burocratica, un passaggio spesso logico e necessario per poter poi accedere alla richiesta dei finanziamenti.

Obblighi e requisiti necessari

Va subito precisato che la maggior parte degli obblighi di carattere burocratico possono essere svolti tramite l’aiuto di un commercialista o consulente del lavoro (una via consigliata, anche per poter scegliere al meglio, ad esempio, la veste giuridica della società o se agire come imprenditore singolo, ed ancora per sfruttare eventuali agevolazioni fiscali riservate a giovani, alle start up, ecc). In generale comunque serve:

  • Possesso dei requisti minimi. Questi in linea di massima sono: maggiore età, dimostrazione dell’adeguatezza allo svolgimento dell’attività di “somministrazione” delle bevande (scuola alberghiera, superamento della prova presso la Camera di commercio), superamento degli obblighi scolastici;
  • Possesso della partita Iva;
  • Registrazione nell’elenco della Camera di commercio competente territorialmente;
  • Possesso di un titolo che dia il diritto all’apertura dell’attività nel locale indicato nella domanda al comune (che può essere di proprietà, affittato o in fase di acquisto);
  • Rispetto degli obblighi previsti dalle amministrazioni locali;
  • Eventuale ‘nulla osta’ della Asl e rilascio del certificato di prevenzione degli incendi (rilasciato dai Vigili del Fuoco).

Finanziamenti, costi ed investimenti necessari

L’entità dei fondi necessari all’avvio dell’attività di “bar” dipende dal tipo di servizio che si vuole offrire. Molte spese possono essere evitate grazie agli accordi con i fornitori, che partono dalla ‘messa a disposizione’ di una serie di beni mobili (che vanno dalla macchina per fare caffè e cappuccini, allo stesso bancone del bar), fino alla ‘determinazione dei tempi con cui pagare l’acquisto dei prodotti. Se ci si limita all’attività di “bar” in senso stretto (evitando di iniziare con servizi come tavola calda o similari od ancora vendere tabacchi), bastano poche migliaia di euro, per cui la forma di finanziamento ideale, sia come condizioni che facilità di accesso, rimane il microcredito, che può arrivare fino a 25 mila euro.

Regola pratica: è sempre preferibile iniziare con le attività ‘essenziali’, ed una volta resa più solida la propria situazione economica (e stabile la fetta di mercato), procedere ad ampliare l’attività.


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